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Il Villaggio degli Sposi: il quartiere di Bergamo dove il sogno resiste

A Bergamo c’è un quartiere con una storia tanto recente quanto fuori dall’ordinario. Una storia che racconta un costruire collettivo, la formazione di una comunità che ancora dopo anni non ha perso il suo spirito. La storia del Villaggio degli Sposi.


Villaggio degli Sposi - Panoramica di Fausto Asperti, studio fotografico Foto Express 1958-1959
Villaggio degli Sposi - Panoramica di Fausto Asperti, studio fotografico Foto Express 1958-1959



Il Villaggio degli Sposi di Bergamo: le origini


“Potrei iniziare con il classico qui una volta era tutta campagna, signora mia!”, ride la mia amica Lucia quando le chiedo di raccontarmi del quartiere in cui vive da anni.


E guardando le foto d’epoca dell’Archivio Sestini capisco bene cosa intendono le sue vicine quando, dall’altra parte della siepe del giardino, esclamano “ah sì, qui non c’era proprio niente. Niente di niente!”.

Una foto di Fausto Asperti, scattata alla fine degli anni Cinquanta, mostra un gruppo di villette, una dozzina. Sullo sfondo i colli di Bergamo e tutt’intorno campi, solo campi. “Non c’era neanche una vera e propria strada, la corriera arrivava laggiù in fondo e poi dovevi rassegnarti a riempirti le scarpe di fango nello sterrato”. Una delle signore indica con la mano un punto vago, un “laggiù” dove ora vedo case, strade, un intero quartiere che in una settantina d’anni ha cambiato totalmente il territorio.


Dove un tempo sorgeva un gruppo di casette in mezzo al nulla, ora vivono circa 4300 persone.


La storia del Villaggio degli Sposi inizia da un sogno: quello di don Bepo Vavassori, fondatore del Patronato San Vincenzo, che vuole dare un futuro sereno e stabile ai giovani orfani del Patronato desiderosi di creare una famiglia.


Nel 1953 don Bepo acquista un terreno, e il 19 marzo 1955, giorno di San Giuseppe, benedice la prima pietra che viene posata per costruire le dodici villette bifamiliari destinate ad accogliere giovani coppie, quei famosi Sposi che hanno dato il nome al Villaggio. Le case vengono costruite grazie a mutui agevolati e al lavoro degli stessi inquilini, e negli anni seguenti le abitazioni aumentano grazie alla Cooperativa San Giuseppe, al Comune, alla Dalmine e all’Iacp-Aler.




Scorcio di Città Alta dal Villaggio degli Sposi



Il sogno di Don Bepo però non si limita all’edificazione di case, ma vuole costruire una comunità forte e unita, in cui le famiglie possano vivere con serenità. Al Villaggio degli Sposi quindi non basta più la chiesetta di legno dove i fedeli si riuniscono per la messa nei primi anni di vita del quartiere.

Nel 1959 viene istituita ufficialmente la Parrocchia di San Giuseppe Sposo di Maria Vergine, e pian piano sorgono la chiesa, l’oratorio e tutte le altre strutture necessarie alla comunità. Nel 1960, dopo cinque anni esatti dalla posa della prima pietra del quartiere, sempre nella data simbolica del 19 marzo, viene posata anche la prima pietra della Chiesa Parrocchiale.





Il Villaggio degli Sposi oggi: chiese moderne fuori dall’ordinario


Ed eccomi qui, in un sabato pomeriggio di sessantasei anni dopo, davanti alla Chiesa di San Giuseppe Sposo di Maria Vergine, progettata dall’architetto Enrico Sesti come una nave che solca i mari con le sue vele geometriche di mattoni rossi.

L’edificio è composto da una navata unica, suddivisa in cinque campate laterali che formano delle cappelle triangolari. Sulle pareti, in alto, grandi finestre composte di elementi quadrati e rettangolari lasciano entrare la luce che si scalda tra le tracce di giallo alle pareti, nel legno del soffitto e nella fantasia del pavimento. 



Chiesa di San Giuseppe, interno
Chiesa di San Giuseppe, interno

Dietro all’altare accoglie i fedeli il grande San Giuseppe a cui è stata consacrata la chiesa nel 1967, dipinto da Trento Longaretti. Sia all’interno che all’esterno, dominano le forme geometriche, gli spigoli e le simmetrie: la durezza di linee e mattoni contrasta con la semplicità e la luminosità della navata. 



Chiesa di San Giuseppe, dettaglio degli esterni
Chiesa di San Giuseppe, dettaglio degli esterni

La facciata è speciale, sembra un corpo a sé stante fatto di pilastri bianchi e linee pulite, quasi stilizzate e intenzionate a staccarsi di netto dai volumi pieni del resto dell’edificio, che con quei mattoni rossi e le forme triangolari ricorda le capriate di un’architettura industriale.

Anche il campanile appare stilizzato, in controluce è una sagoma scura che si staglia contro il cielo terso.



Il campanile tra gli alberi
Il campanile tra gli alberi

 

La chiesa di San Giuseppe non è l’unica chiesa contemporanea del quartiere: ben più recente e periferica è la chiesa dell’Ospedale di Bergamo, un piccolo edificio che però ha addirittura vinto premi internazionali.

Gli architetti Aymeric Zublena, Pippo Traversi e Ferdinando Traversi decidono di distinguere nettamente l’edificio dedicato alla cura spirituale dai grandi parallelepipedi dell’Ospedale, dedicato invece alla cura fisica. Un involucro di sottili pilastri bianchi conferisce un aspetto leggero all’esterno della chiesa, e quando fa buio permette che grazie all’illuminazione interna l’edificio diventi quasi un faro, un punto di riferimento per lo spirito.



Chiesa di San Giovanni XXIII, esterno
Chiesa di San Giovanni XXIII, esterno


La Chiesa di San Giovanni XXIII custodisce anche diverse opere di arte contemporanea, come il portale di ingresso e le incisioni delle pareti di Stefano Arienti, che rendono l’interno un giardino, e la Crocifissione di Andrea Mastrovito in lastre di vetro, materiale che ricorda le ferite e la sofferenza tanto di Cristo quanto dei pazienti dell’ospedale.


Tra i volti dell’opera di Mastrovito ci sono omaggi ben precisi alla città di Bergamo: Cristo ha gli stessi lineamenti di un celebre capo ultras dell’Atalanta, mentre lo sguardo della Madonna riprende quello della donna raffigurata nel “Ricordo di un dolore” di Pellizza da Volpedo, conservato all’Accademia Carrara. Anche la Passione di Cristo, realizzata dal collettivo Ferrario Freres, è ambientata a Bergamo: una Via Crucis tra strade e palazzi di Città Alta.



Chiesa di San Giovanni XXIII, interno
Chiesa di San Giovanni XXIII, interno


Arte, parchi e spazi condivisi 


L’artista Andrea Mastrovito è intervenuto anche nel cuore del Villaggio degli Sposi, proprio di fronte alla chiesa di San Giuseppe, dove all’inizio del 2014 è stato inaugurato il complesso residenziale Promessi Sposi.


Nella piazzetta attigua si trova l’opera Neverending End: 100 Last Pages. L’artista ha coinvolto gli abitanti del quartiere raccogliendo 100 dei loro libri preferiti e incidendo l’ultima pagina, ingrandita, sulle pareti esterne delle fioriere della piazza. I finali dei libri compongono un’opera partecipata, non solo site-specific ma azzarderei “people-specific”: pensata sì per un territorio ma soprattutto per chi lo abita, creando un ponte tra gli abitanti del quartiere con i loro libri e chi passa di lì e ne legge il finale, condividendo magari la stessa preferenza.


Dello Spazio di Quartiere, che si affaccia sulla stessa piazza, è stata la mia collega Cinzia a parlarmi. Si è stabilita al Villaggio degli Sposi dopo una vita in giro per l’Italia, e ha scelto il quartiere perché tranquillo ma comodo e ben collegato, con il vantaggio di poter fare lunghe passeggiate dopo il lavoro al Parco della Trucca. Appena arrivata non conosceva nessuno, e ha partecipato volentieri agli incontri del gruppo di lettura dello Spazio di Quartiere.


Dettaglio di Neverending End:100 Last Pages
Dettaglio di Neverending End:100 Last Pages

Quando Lucia mi accompagna a scattare qualche foto tra le strade del Villaggio è una giornata primaverile e soleggiata, e il quartiere è vivacissimo: dal CTE proviene una musica allegra, il campo dell’oratorio è gremito e contro la rete fioccano le pallonate.


Sul muro sottostante, un murales dedicato a Don Bepo è stato realizzato da ragazze e ragazzi dell’oratorio con la collaborazione dell’artista Rise The Cat. Nell’opera sono raffigurate le villette del Villaggio degli Sposi, il Patronato, le montagne che Don Bepo ha amato e dove ha operato, anche aiutando la Resistenza partigiana, la Madonna che era la figura materna di riferimento per gli orfani. Ci sono una donna che cuce e un uomo con una chiave inglese, simboli della volontà del sacerdote di insegnare un mestiere ai suoi ragazzi, e la macchina da scrivere che invece rappresenta il suo trascorso di redattore e direttore dell’Eco di Bergamo.

Infine, l’alpaca rappresenta la Bolivia dove don Bepo ha aperto una struttura simile al Patronato. L’opera racconta le radici del Villaggio degli Sposi, omaggiando il suo fondatore e la sua eredità di valori che ancora permeano il quartiere.



Il centro sportivo
Il centro sportivo

Dietro alle ultime case, nei pressi dell’azienda agricola Demetra che da anni si occupa di agricoltura biologica rigenerativa, Città Alta è posata come in un quadro davanti a un cielo azzurro, incorniciata dal verde, che in questo quartiere abbonda anche per via dei numerosi parchi pubblici.


Con la mia amica Lucia passeggiamo senza una meta precisa passando davanti al Bombonera Social Pub e ci rendiamo conto che qui abbiamo passato tante belle serate estive. Serate di luce fino a tardi, di birra fresca e profumo di pizza appena sfornata, di abbondante repellente per le zanzare e partita alla tv che seguiamo per i primi tre minuti prima di perderci in chiacchiere.

Anche se noi lo associamo inevitabilmente all’estate, ci sono moltissimi eventi durante tutto l’anno, e il locale del centro sportivo, che ha anche un occhio di riguardo all’inserimento lavorativo dal punto di vista sociale, è ormai un punto di riferimento per i giovani di tutta Bergamo.



Le case di via delle Cave
Le case di via delle Cave

Attraversando il quartiere giungiamo davanti alle casette più belle, iconiche e colorate, quelle tra via delle Cave e via Massimo d’Azeglio. Oggi siamo talmente attente ai dettagli che ci sembra quasi che la linea dei tetti delle villette riprenda quella degli spigoli della Chiesa di San Giuseppe.


Ai tavolini dei bar del Villaggio degli Sposi è già ora dell’aperitivo, quando io e Lucia decidiamo di andare al Parco della Trucca a goderci le ultime ore di sole.

Nel tragitto incontriamo il Parco delle Api: i giochi in legno oggi sono deserti, forse i bambini del quartiere oggi hanno preferito come noi la Trucca. Nella zona degli orti però c’è chi lavora sodo per preparare il terreno alla stagione.


Parco della Trucca
Parco della Trucca



Il Villaggio degli Sposi di domani


Dopo poche settimane dalla passeggiata insieme a Lucia nel suo quartiere, mi capita di passare nuovamente di qui. Il cantiere di Piazzale Visconti ha cambiato faccia e le costruzioni sono quasi pronte: si tratta delle case dei Servizi Abitativi Pubblici del Comune di Bergamo, che fanno parte del Bando PinQuA (Piano innovativo per la qualità abitativa).


Da pochi anni nel quartiere è attivo anche il progetto Generavivo, una collaborazione tra il Comune, la società cooperativa edilizia Abitare Condividere e la Cooperativa Namasté, che in via Guerrazzi sperimenta un modo di abitare comunitario. Oltre alle abitazioni convenzionate per persone in condizioni di fragilità e per studenti, il progetto prevede una palestra accessibile, un ambulatorio e una sala polivalente.


Un luogo che stimoli dei legami reali tra vicini di casa e la costruzione di qualcosa che vada oltre l’individualismo del proprio appartamento.



Dettagli architettonici tra le case
Dettagli architettonici tra le case


Il Villaggio degli Sposi sta inesorabilmente continuando a crescere, e quella prima manciata di case in mezzo al nulla si cristallizza ormai nel ricordo degli abitanti storici e in qualche foto in bianco e nero custodita nell’Archivio Sestini. 


Nel corso degli anni è cambiato molto e molto continua a cambiare, ma di quel primo germoglio di quartiere sono rimasti i valori che l’hanno contraddistinto fin dalla sua fondazione: quelli alla base della volontà di creare una comunità unita e solida, lasciati in eredità da Don Bepo al Villaggio degli Sposi.


Il suo sogno ancora oggi resiste.







Sitografia

Statistiche demografiche del Comune di Bergamo

Archivio Sestini

Parrocchia di San Giuseppe

Rete di Quartiere Villaggio Sposi

Andrea Mastrovito

Tantemani

Bombonera Social Pub

Generavivo




 
 
 

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