Paolina Secco Suardo, la poetessa bergamasca che amava i salotti culturali parigini




Immagina di essere trasportato per le strade di una Bergamo degli ultimi decenni del Settecento: percorri le vie cittadine con ai piedi eleganti scarpette affusolate, magari di ritorno da una serata all’insegna del teatro; intanto, dietro le facciate dei palazzi, la vita dei nobili si spende fra lunghe letture, garbate conversazioni, balli e feste sfarzose.


È tuttavia un momento particolarmente sensibile: lontani echi di rinnovamento stanno abbracciando questi anni, ove la dominazione veneta è ormai tramontata, e un vento ideologico scuote la nobiltà ancora stancamente imparruccata.


Ho sempre amato “leggere” la storia dei luoghi attraverso le personalità che vi si sono distinte, perché trovo siano un "filtro" estremamente affascinante con cui addentrarcisi! E la vita culturale della Bergamo della seconda metà del Settecento si può attraversare con la penna e la sensibilità di una sua grande protagonista: la contessa Paolina Secco Suardo Grismondi, in arte Lesbia Cidonia.



Paolina Secco Suardo fra Città Alta e l'attuale Quartiere Finardi


Sì, anche la capitale orobica ha avuto la “sua” musa e poetessa di spicco!

Paolina nacque infatti a Bergamo nel 1746, erede di due nobilissime casate bergamasche: i Terzi, da parte di madre e i Secco Suardo, da parte di padre.

Fu quest'ultimo ad avviare allo studio la giovanissima Paolina, incoraggiandola a scrivere versi; essendo una ragazza, tuttavia, la sua educazione non fu vasta, ed escluse il latino in favore del francese, estremamente in voga all'epoca, perché in uso nei salotti.