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La "Bottega Bergamo" di Silvana Lucchetti: storie di carta dietro le vetrine di Bergamo Alta



Quante volte, passeggiando per Città Alta e curiosando tra le finestre delle case e le arcate dei negozi, avverti la sensazione di calore e intimità che solo un borgo sa regalarti? Anche tra frotte di turisti, quella dimensione, pur rimanendo latente, non scompare, per poi ristabilirsi pienamente quando le strade tornano a svuotarsi e a essere invase dal silenzio.


Quella sensazione non è solo apparente: la particolarità di Bergamo Alta è quella di non aver mai abbandonato davvero la sua natura di borgo, ma di aver provato, piuttosto, a custodirla e difenderla, non soltanto nell’aspetto, nonostante le difficoltà date dall’incalzare della modernità.


In questo senso, ormai, complice lo zampino della Margì, abbiamo compreso perfettamente che tra quei vicoli e quelle piazze, nel cuore delle botteghe, si nascondono molteplici storie! Sono storie che vorremmo portare fuori da quelle vetrine, perché, alcune in modo e alcune in un altro, possono raccontarti l’anima genuina, antica ma ancora pulsante, di Bergamo Alta.


E, per consegnarti il racconto nel migliore dei modi, sono andata ad ascoltare la voce di chi questi luoghi li vive e custodisce giorno per giorno: così, per iniziare, oggi ti porterò nella “Bottega Bergamo” di Silvana Lucchetti, che affaccia su piazza Vecchia!


La "Bottega Bergamo": da Domenico a Silvana Lucchetti


L’oscurità della sera sta abbracciando piazza Vecchia. Nascoste all’ombra del Campanone, due arcate segnalano la presenza di una piccola bottega, fuori dalla quale sono esposte alcune cartoline. Vado incontro alla luce che arriva dalle vetrine, ancora ignara di quanto calore mi regalerà l’interno di quella bottega.


Circondata di libri, stampe, cartoline d’epoca e fotografie in bianco e nero, c’è Silvana: sorriso giocondo, occhi vivaci e un irrefrenabile desiderio di raccontare le storie che custodisce quel piccolo luogo, storie che respira sin da quando era bambina. Mi racconta del suo papà, una figura che aleggerà per tutto il tempo della nostra chiacchierata, quasi a sentirla lì, seduta vicino a noi.


Domenico Lucchetti, classe 1936, era lo storico fotografo di Città Alta: dietro l’obiettivo della sua macchina fotografica, ha osservato e registrato una città che non era soltanto un luogo, ma, come amava dire, appariva come «un impasto di vita, di memoria, di storia, di conoscenza». Un artigiano della fotografia, e questa sera, ne parliamo proprio in quella che fu la sua bottega.

Gli occhi di Silvana brillano continuamente nel parlarne.



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Domenico Lucchetti fuori dalla sua bottega, in uno scatto di fine anni '90

Riflettendoci, anche il suo piccolo negozio è tutto questo: da lì è passata tanta vita, sono passate esperienze e relazioni con il vicinato, con gli acquirenti, dai più affezionati a quelli di passaggio. Ed è così anche oggi, me ne accorgo io stessa, perché i racconti di Silvana sono spesso “interrotti” da amabili scambi con avventori di ogni sorta: turisti che chiedono informazioni, famiglie che acquistano un magnete che gli ricorderà di Bergamo, vecchie conoscenze che entrano a fare un saluto.


E allora ha senso parlare “solo” di negozio? No di certo. Silvana, ammette, ama il rapporto che si viene a creare con le persone, anche soltanto in pochi scambi di battute, lo sente come parte essenziale della sua attività. Spesso, addirittura, questi scambi rivelano tanto del sentire comune, raccolgono le sensazioni e le emozioni delle persone rispetto ai cambiamenti attraversati dalla città, come delle piccole indagini sociali che inconsapevolmente prendono forma.


La storia della "Bottega Bergamo" di piazza Vecchia


Dove sorge “Bottega Bergamo”, nel Cinquecento, c’era il barbiere, che affiancava all’attività, com’era consuetudine anticamente, anche quella di cerusico (chirurgo); col tempo, questa ha lasciato spazio ad altre attività commerciali sino ai primi nel Novecento, quando è sorta qui un’associazione di combattenti e reduci di guerra, e successivamente, alla fine degli anni ’60, vi è giunto Domenico Lucchetti.


Il papà di Silvana aveva già il suo studio di fotografia dal lato opposto della piazza, nei locali sopra il Caffè del Tasso, aperto tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ’60. Decise così di ampliarsi e aprire qui la sua “Galleria dell’immagine”, come ancora si legge: sulla sinistra vi era uno spazio espositivo dove erano esibite le sue fotografie e in cui si svolgevano importanti mostre, con addirittura scatti di artisti internazionali della macchina fotografica, e sulla destra ecco il locale che oggi ospita il negozio.



Domenico lucchetti bergamo fotografia
Una fotografia della collezione di Domenico Lucchetti scattata negli anni Cinquanta

Alla passione della fotografia, infatti, Domenico affiancò, come venditore, anche quella dei libri e delle cartoline antiche, che amava collezionare. Il negozio che ha ereditato Silvana ha conservato questa stessa natura, ma solo in parte: il tempo, com’è noto, ha oggi reso il commercio di libri antichi un’attività di nicchia, rimasta uno scambio fra poche persone, clienti di una vita, collezionisti – che dunque Silvana si è vista costretta a limitare.


Lo stesso discorso vale per l’attività in se stessa, come ragiona Silvana: “A livello lavorativo, naturalmente, ci si adatta ai tempi, anche se Città Alta non è più il posto per gli artigiani: non sono più di servizio, purtroppo, alla gente della comunità”.


Ma lei resiste e, nel flusso di racconti, si “intromette” prorompente la passione per questi oggetti meravigliosi: parliamo di cartoline, del fascino di quegli esemplari a cui spesso non si dà tanto rilievo, che da un lato (quello dell’immagine) sono veri e propri documenti fotografici, dall’altro (quello del messaggio) intimi racconti di vita.


Silvana confessa che sono proprio le cartoline della collezione di suo padre il prodotto che non venderà mai: “Le cartoline del mio papà sono tutt’ora sue. Sono un’eredità familiare, culturale, e, tra le tante ricevute, non ho mai accettato alcuna offerta”.


I Lucchetti: storie familiari di fotografia in Bergamo Alta


Una passione che corre attraverso le generazioni: quella per la fotografia apparteneva già al nonno di Silvana, Diego, fotografo amatoriale, che lavorava per l’Eco di Bergamo. Negli anni Trenta fotografava angoli cittadini (Silvana mi indica una suggestiva fotografia di Porta San Lorenzo parzialmente coperta di vegetazione, alle sue spalle: “Scattava e la foto doveva essere quella, perché la lastra e lo sviluppo costavano”, sottolinea) e poi sottoponeva i suoi lavori al prezioso giudizio della moglie Renza, la quale aveva tre parametri di misura, come ricorda affettuosamente Silvana: “L’è bela; l’è bruta; la sa de negot!.


Oggi, con i supporti delle macchine che coadiuvano l’occhio nello scatto, è tutto molto più facile: “Una volta invece era una questione di occhio, di cuore e di testa, a prescindere dall’ovvio valore della macchina. Alcune fotografie oggi sono belle tecnicamente ma sono fredde, mentre altre ti emozionano davvero”.


Mi racconta del bianco e nero, dello studio della luce, della tridimensionalità. Della carta su cui si stampava un tempo, diversa da quelle chimiche di oggi.

Storie dense d’incanto, ma anche di valori tutti artigiani.


"Cos'è una bottega? L'anima di tante cose"


Silvana rappresenta una vera e propria memoria storica del borgo, un po’ perché lo ha vissuto sin da bambina (“Ricordo quando c’erano ancora le macchine in piazza Vecchia, nei primi anni ’80”) un po’ perché ha acquisito e assorbito tanto dal suo papà, aneddoti che a volte le sovvengono senza che lei pensi di ricordarli.


È difficile, per Silvana, spiegare a parole le sensazioni che avverte in questi luoghi: “Mi sento parte di queste mura, qui sento il borgo. Scendo raramente in Bergamo Bassa, pur avendoci vissuto tanto tempo. Qui invece c’è una dimensione di protezione: durante il Covid, scomparso il mondo turistico, sembrava di essere tornati nell’800”.


Ritratto di gruppo lungo le Mura (anni Dieci del XX sec) domenico lucchetti
Un ritratto della collezioni di Domenico Lucchetti che ritrae un gruppo di persone lungo le Mura, realizzato attorno agli anni Dieci

Le chiedo, per congedarla, quale sia il valore che la tenga qui, in questa bottega, ancora adesso: naturalmente, predomina il valore affettivo verso il suo papà, ma, in fondo, Silvana riconosce di essersi ritrovata a raccogliere l’eredità del celebre Domenico Lucchetti in maniera del tutto naturale, come se fosse “necessario” per lei stare in quello spazio: “Non è tanto quello che io posso vendere, c’è proprio qualcosa in questi muri che mi tiene qui. E quindi la bottega cos’è? L’anima di tutte le cose che ci siamo dette.


Saluto Silvana. L’ultima cosa che mi racconta, mentre scherza con un turista che ha acquistato un souvenir, è del “servizio fotografico” che il suo papà è stato chiamato a fare allo scheletro di Bartolomeo Colleoni. Da quel momento, Domenico Lucchetti non è riuscito più a mangiare gli ossibuchi!


Esco dalla bottega e mi volto: noto che la mole del Campanone distrae e nasconde questo piccolo luogo tanto speciale, inglobando tutto. Ma so per certo che d’ora in poi, arrivando in piazza Vecchia, non potrò che direzionare subito il mio sguardo, con affetto, verso la Bottega Bergamo di Silvana Lucchetti.



Il cortometraggio "L'ariete" di Domenico Lucchetti e l'archivio al Museo della fotografia Sestini

piazza mercato del fieno anni trenta Domenico lucchetti
Piazza Mercato del fieno negli anni Trenta, dalla collezione di Domenico Lucchetti

Ti lascio due curiosità su questa storia: sai che nei primi anni ’70 Domenico Lucchetti ha realizzato un cortometraggio intitolato “L’ariete”, che raccontava l’impatto della prima invasione turistica a Bergamo Alta? Il passaggio dalla dimensione quotidiana degli artigiani, degli anziani e delle persone in bicicletta all’avvento dei turisti, armati di macchine fotografiche e guardati con perplessità e stupore dai cittadini del borgo! Il cortometraggio si costruisce sulla metafora, appunto, dell’ariete, che ha impattato quella dimensione di protezione che si avvertiva, precedentemente, in Città Alta.


Inoltre, una parte del patrimonio di Domenico Lucchetti, in particolare le delicate lastre fotografiche, è stato raccolto in un archivio visitabile al Museo della fotografia Sestini di Bergamo, presso il Convento di San Francesco, in piazza Mercato del fieno - da cui sono tratte le foto presenti in questo articolo.



 


Tutti i negozi attuali di Città Alta sono collocati in antiche botteghe, tanto che potremmo considerare questi luoghi, dai più antichi ai più recenti, come la spina dorsale del borgo: mi permetto quindi di lasciarti con un consiglio: quando ti capita, entra a chiacchierare con un negoziante… farai incetta di storie meravigliose!


Ti auguro un buon viaggio!


E ti ricordo che per viaggiare insieme alla Margì puoi contattare l'indirizzo info@nadiamangili.com, oppure consultare i "viaggi" già in programma fra Bergamo e provincia, dando un'occhiata al calendario dei tour, sempre in aggiornamento!