Ero in bottega | Il caffè e i dolci del Caffè del Tasso

Oggi ti racconto una bottega speciale di Città Alta: storica, raffinata, buonissima!



In questi giorni di lockdown ho riflettuto parecchio sulle parole che più circolano in questi giorni: "Siamo tutti sulla stessa barca" è l'espressione che più ho amato, a cui mi sono aggrappata per sopravvivere alla mia situazione disperatissima. E stando su quella barca, mi sono guardata attorno e ho trovato tante persone che, come me, stavano soffrendo in particolare per la mancanza di turismo nella nostra città.

Ho quindi pensato di dare una mano ai tanti commercianti di Città Alta, a quelle donne e a quegli uomini a cui sorrido ogni volta che attraverso la Corsarola, quelle persone che consiglio ai miei viaggiatori, le stesse persone con cui fino a ieri condividevo giornate di sole ma anche giornate difficili e complesse durante tutto l'anno.


Ho fatto loro una piccola intervista che ti riporto integralmente, qualche domanda per raccontare la loro bottega, il loro approccio in questa complessa situazione. Ma anche cosa si sentono di dire ai Bergamaschi, ai turisti e sì, anche agli altri commercianti. Dopotutto, siamo tutti sulla stessa barca.


Oggi ti racconto la bottega Il caffè del Tasso, lo storico locale in Piazza Vecchia!



Da quanti anni siete in Città Alta?

Come diciamo sempre, la cosa più bella della nostra storia è che è nata del tutto per caso. Nel 1989 la nostra famiglia (Erminia e Giuseppe Menalli, mamma e papà degli attuali proprietari Marcello e Massimo) di origine milanese, decise di visitare Bergamo e se ne innamorò a prima vista. Una volta qui ci dissero che il locale era in vendita… Marcello non era convinto di questa cosa ma Giuseppe, che non era affatto nuovo alla gestione dei bar, compensò con fiducia e audacia i dubbi del figlio e una settimana dopo, senza dire nulla a nessuno e senza aver mai visto l’interno dell’immobile, decise di consegnare un acconto per l’acquisto. Come dice Marcello: “fu l’insegna a conquistare mio padre!”. Non fu facile all’inizio ma papà Giuseppe diceva di avere fede, ripetendo che più si vieta a una persona di fare qualcosa e più questa persona sarà invogliata a farla… e così accadde: ci volle un po’ di pazienza prima che i turisti cominciassero a sentirsi attratti da Città Alta, ma piano piano tutto iniziò a girare nel verso giusto. “Alla fine, ha avuto ancora ragione lui”, dice Marcello. Fu solo l’anno dopo, però, che fu pienamente convinto di voler restare: quando Renzo Arbore, in concerto in Piazza Vecchia insieme all’Orchestra Italiana, scelse di suonare all’interno del “Caffè del Tasso”, commuovendo tutti i camerieri e gli avventori. “In quel momento, capii che ne valeva la pena.”. Oggi sono dunque più di 30 anni che portiamo avanti la nostra passione per questa città.


Ci raccontate la storia della vostra bottega?

1476 è l’anno che ci contraddistingue. Conosciuto all’epoca come “Locanda delle due spade”, il locale prese la denominazione “Torquato Tasso Caffè e Bottiglieria” quando, nel 1681, venne eretta nelle vicinanze la statua in onore del sommo poeta Torquato Tasso. Nel 1849, nel pieno delle guerre risorgimentali, il locale venne colpito da una cannonata austriaca. Dieci anni dopo, nel 1859, vi si riunirono i volontari bergamaschi pronti a seguire Garibaldi, nella famosa impresa dei Mille. Nel secondo Ottocento, dismessa l’austera veste medievale, il locale venne abbellito secondo il gusto de